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Il Processo


Quanto al sac. Eutizio e Felicissima, aveva comandato Trasone ai suoi sbirri: "Prendeteli come potete". Felicissima apprendeva dalla bocca di S. Eutizio la dottrina cristiana o, come si esprime la fonte agiografica, imparava ad amare Cristo. Piombarono all'improwiso le guardie e afferrarono Felicissima, mentre nell'oscurità riusciva a dileguarsi S. Eutizio, memore del detto evangelico: Quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un'altra (Mt.l0,23). Fu trascinata nella prigione dove era rinchiuso Gratiliano, nella cella dei condannati alla pena capitale. Il giorno seguente entrambi furono portati avanti al magistrato nel foro per un processo pubblico. L'accusa rivolta a Gratiliano fu di magia e maleficio. Rivolto a Gratiliano, lo riprese: "Dove hai imparato a compiere tali malefici, per sedurre anche altri?" Precisa calmo Gratiliano: "Questi non sono malefici, bensì benefici di Cristo, il quale non permette che io sia vinto dal diavolo, padre tuo". Sentito menzionare il diavolo, Felicissima insisté con angelico candore: "Perché ti lasci convincere dal diavolo, infliggendo pene ai servi di Dio?" Anche lei si professava con orgoglio serva di Dio: servire Dio, infatti, è regnare. Il magistrato, adirato a tanta audacia, ordinò la frantumazione della loro bocca con una pietra: crudele strumento di supplizio riservato a chi bestemmiasse gli dèi. Intanto il pubblico rumoreggiava indignato a tanta crudeltà. Esaurita la sua pazienza, tagliò corto Trasone, ingiungendo a Gratiliano: "Sacrifica agli dèi e avrai salva la vita". Di fronte ad un ulteriore rifiuto non rimaneva che applicare le leggi in vigore: si doveva procedere alla decapitazione. E' quanto avvenne: comandò che fossero decapitati fuori delle porte cittadine, presso un torrente. E' il Rio Purgatorio, tributario del Treia, che scorre tra Pàleri e Civita Castellana. Consegnati ad un drappello di sgherri, furono trascinati sul luogo del supplizio. Commovente la preghiera, l'ultima di due labbra innocenti, un credo ed un testamento insieme, con cui i due martiri chiudono gli occhi a questa vita terrena: "O Signore di tutte le cose visibili e invisibili, che hai inviato l'unico tuo Figlio il Signore nostro Gesù Cristo, per redimerci dai peccati, degnati ora di mandare il tuo santo Angelo ad accogliere in pace le nostre anime e portarci al tuo cospetto, tu cl1e sei benedetto nei secoli. Amen".